Santa Maria dei Greci

Cattedrale San Gerlando

Chiesa Monastero Santo Spirito

centro storico agrigento

Cattedrale di San Gerlando

SONY DSCLa cattedrale si trova nella parte più alta occidentale della collina di Girgenti e fu più volte ricostruita tra i secoli XII eXIII. Venne costruita, originariamente dal vescovo di Girgenti, Gerlando di Besançon, cugino del conte Ruggero il Normanno, nel 1094, pochi anni dopo la conquista normanna della città avvenuta nel 1087, ma già nel 1244 fu distrutta in parte a causa di un crollo dovuto ad una frana del costone occidentale. Consacrata originariamente allaMadonna Assunta, titolo storico della cattedrale agrigentina, venne dedicata a San Gerlando nel 1305, quando la chiesa fu ricostruita dal vescovo Bertoldo de Labro. Nel corso dei secoli la cattedrale ha subito nuovi danni a seguito di un terremoto del 1693 e della frana del 1745. Nell’insieme, quindi, la cattedrale presenta diverse sovrapposizioni di stile, mantenendo la sua imponente mole costituita dalla grande torre campanaria accanto alla facciata della chiesa. La torre campanaria fu costruita dal canonico Giovanni Montaperto nel 1470.

 

Chiesa di Santa Maria dei Greci

foto04La Chiesa di Santa Maria dei Greci sorge sulla via omonima, sulla collina di Girgenti. Essa corrisponde all’antico tempio di Atena o di Zeus Atabirios, che risale all’epoca di Terone. Di questo tempio rimangono tracce nelle fondazioni e nei resti della cella: era un tempio periptero esastilo, con tredici colonne sui lati lunghi, analogo alTempio della Concordia, che misurava metri 34,70 x 15.10. La chiesa è detta dei Greci perché, durante la dominazione bizantina, fu cattedrale di rito greco-ortodosso: divenne poi cattedraleCattolica, prima di San Gerlando. L’edificio attuale risale al XII-XIII secolo. Semplice e severa, la facciata presenta linee gotiche che richiamano l’architettura tipica dell’età sveva. L’ingresso è abbellito da un notevole portale archiacuto, la cui chiave presenta uno scudo. L’interno è a tre navate. Quella centrale presenta un soffitto ligneo di linea trecentesca, a capriate dipinte. Alle pareti sono tracce di sette riquadri trecenteschi affrescati, distribuiti attorno alla figura di una Madonna in trono col Bambino andata in parte distrutta. È la cosiddetta Madonna del latte con un esplicito riferimento alla Chiesa raffigurata in Maria, indicata dal figlio come fonte di grazia. I sette riquadri rappresentavano scene della vita di Maria. I due rimasti rappresentano: La Visione di San Gioacchino sul monte, in cui un angelo gli appare, annunciandogli la prossima maternità di Sant’Anna, e la Presentazione di Maria al Tempio. La chiesa conserva un sarcofago di marmo del 1570 che racchiude le ossa di due nobili palermitani: Bartolomeo Caputo e Isabella Termini. Durante gli ultimi restauri, sono state trovate la cripta e il colatoio del XIX secolo, dove i membri della Confraternita di Santa Maria dei Greci venivano fatti essiccare, seduti, prima della sepoltura. Le poltrone sono ricavate nella roccia viva al di sotto del livello del pavimento della cella del tempio.

 

Monastero di Santo Spirito

Chiesa_del_monastero_di_Santo_SpiritoAGÈ stato fondato nel 1299 dalla nobile marchesa Rosalia Prefoglio, detta pure “Marchisia” Prefoglio, moglie di Federico I di Chiaramonte, che negli ultimi anni della sua vita decise di donare la struttura alle monache benedettine dell’ordine cistercense a lei molto care. Gli agrigentini storicamente chiamarono il monastero con il termine dialettico “Bataranni” (in italiano, “badia grande”) per le sue dimensioni imponenti. Le monache benedettine rimasero nel monastero fino al 1866, quando un regio decreto, a pochi anni dalla unificazione dell’Italia, decise di espropriarle dalla loro dimora convertendo la sua destinazione d’uso prima come orfanotrofio e successivamente sala mensa per i poveri. Nel 1916 lo Stato decise di affidare la struttura al comune di Agrigento. Durante la seconda guerra mondiale divenne deposito per le armi belliche e nel dopoguerra fino ad oggi è rimasto Museo Civico con lo scopo di tutelarne l’integrità e la conservazione del luogo.

 

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